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Sulla bici con Don Camillo – Un modo per scoprire paesaggi incantevoli

Sulla bici con Don Camillo – Un modo per scoprire paesaggi incantevoli

Chi conosce i libri di Guareschi e i film interpretati da Fernandel e Gino Cervi ricorderà la storia del curato che andava in giro in bicicletta per Brescello e dintorni e del sindaco operario nel cuore della Pianura Padana a pochi passi dal Po. Emblematica rimane la scena finale di Don Camillo e l’onorevole Peppone che potete rivedere qui.

Qualcuno deve averci pensato su, al punto di creare un vero e proprio biking tour sui luoghi cinematografici di quella vecchia serie, con pacchetti che offrono pernottamenti, pranzi in agriturismo, visite a caseifici, ai luoghi natali di Giuseppe Verdi e a Brescello stessa.

Ripensare a quando l’auto era un lusso e l’Italia poco più che una successione ininterrotta di usi e costumi uniti da una lingua ci premette di capire sia l’importanza di figure come il sacerdote, il medico, il farmacista e il gendarme sia a cosa questi avevano in comune, la bici, che permetteva di muoversi agevolmente nelle rispettive aree di influenza.

Oggi, con l’avvento dei motori e con le strade provinciali che sono più un invito a fare empi da gran prix piuttosto che una scusa per scoprire meglio il paese, quello che rimane di quell’epoca è sempre la bicicletta. Pianificando con un minimo accorgimento gli itinerari anche le strade che percorrevano dottori e preti ci permettono di godere di paesaggi fuori dall’ordinario e riscoprire strade e rotte meno agevoli per i nostri poderosi mezzi a quattro ruote ma incredibilmente più dolci e bucolici per chi ha deciso di godersi il paesaggio circostante.

Certo che nelle terre piane di Don Camillo un itinerario risulta meno faticoso che non altrove. Ciò non toglie che anche in altre pari di Italia mettersi sulle tracce di queste vecchie e nobili figure ci possa regalare dei pomeriggi indimenticabili.

Pensiamo per esempio al viaggio che un giovanissimo Don Lorenzo Milani fece, andando e tornando a Livorno, coprendo 180 chilometri in una giornata. Senza allontanarsi troppo da Firenze, prima di arrivare a Empoli, lungo la Via Livornese potrete scoprire il masso della Gufolina, citato da Dante e Loenardo Da Vinci che segna il confine tra Valdarno Inferiore e Superiore, la magnifica villa medicea di Artimino, le ceramiche di Montelupo o la via dei renai tra le Cascine e Signa, che don Lorenzo non fece perché allora non esisteva ma che oggi costituisce invece un’arteria imprescindibile del traffico a due ruote tra Firenze e i comuni limitrofi.

Pensate anche voi ai piccoli paesi intorno a casa vostra, e immaginatevi le strade che i vecchi medici condotti o i sacerdoti percorrevano per stare vicini ai propri assistiti. Scoprirete strade ed itinerari affascinanti, a misura d’uomo e che vi faranno apprezzare ancora di più il luogo dove vivete e questo fantastico mezzo di trasporto.