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Freni a disco: una querelle infinita ma anche molto altro

Freni a disco: una querelle infinita ma anche molto altro

Tutti lo sanno: le biciclette montano freni a pattino. Eppure, non molti mesi fa, si è fatto un gran parlare dei freni a disco sulle due ruote, alla loro ammissibilità in gare ufficiali e a molto altro.

Qual è la differenza sostanziale tra i due sistemi di frenata? Prima di parlare di differenza diciamo che entrambi sfruttano lo stesso sistema, quello dell’attrito. Un elemento batte contro la ruota che gira, diminuendone la velocità. L’attrito provoca calore e, di conseguenza, usura del materiale frenante.

Nei freni a pattino, la parte frenante, appunto il pattino, è in mescola di gomma. La frenata in battuta è innestata da un cavo metallico in tensione. Il sistema lavora quindi per attrito e per trazione sulla pista frenante del cerchio.

Nei freni a disco invece il corpo frenante è una pastiglia in lega metallica o organica, che è parte di un sistema idraulico. Vi è un rotore rigido, generalmente in acciaio, che favorisce la dispersione del calore. Il meccanismo è azionato a compressione, non più da un sistema a trazione. Vi è cioè un cilindro che spinge olio nella tubazione dell’apparato frenante, che fa fuoriuscire i pistoni su cui sono fissate le pastiglie.

Le differenze della frenata stanno sul punto dove questa viene applicata. Se nei freni a pattino è su una parte della pista frenante del cerchio, nei freni a disco si ha azione sul mozzo e la frenata viene distribuisce lungo tutta la ruota. Il risultato che ne ricaviamo in questo caso è una frenata più decisa e, soprattutto, più facile da gestire, che non influenza controllo e guidabilità della bicicletta. 

Altra differenza importante è che nei freni a pattino le leve del freno azionano un cavo che, anche quando non lavora, è pur sempre in tensione. Il suo continuo uso può quindi compromettere l’efficienza dei freni e della frenata, dato lo stress continuo a cui è sottoposto il cavo d’acciaio in tensione il cui diametro, è bene ricordarlo, è inferiore a due millimetri. Nei freni a disco invece la leva è collegata ad un cilindro posto sopra un corpo pieno di olio idraulico. Premendo la leva spostiamo il cilindro e per un gioco di pressioni l’olio finisce nel tubo e sfoga la sua pressione nella pinza, facendo fuoriuscire i pistoni che azionano le pastiglie. A differenza del cavo metallico, l’olio non è sottoposto a tensioni o fatiche, per cui nel tempo assicura una performance più costante. Anche l’olio tuttavia ha un punto debole: la possibilità di assorbire umidità che si trasformi in gas, diminuendo l’efficacia della frenata e rendendo necessario il cosiddetto spurgo.

I freni a disco sono ormai diventati lo standard per le mountain bike, meno per le altre bici, soprattutto quelle da corsa (lasciando perdere le diatribe sul ciclismo professionistico, che è un altro mondo). Possiamo dire che rappresentano un passo in avanti dal punto di vista della sicurezza e quindi diminuiranno sensibilmente il numero degli incidenti soprattutto in aree a rischio e in quei luoghi dove i ciclisti devono misurarsi continuamente con il reso del mondo (cioè tutti coloro che non fanno ciclismo professionistico!) Per quanto riguarda il mercato, già dalla metà dello scorso anno numerose case, fra cui ricordiamo Bh, Bianchi, Cannondale, Canyon, Fuji, Giant, Specialized, hanno proposto biciclette con freni a disco.

Vedremo se, a livello di utilizzo, per così dire, normale, questa innovazione, senz'altro tra le più importanti degli ultimi 10 anni, sostituirà gradualmente i tradizionali freni a pattino.